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Parlare di disturbi del tono dell’umore implica inevitabilmente mettere assieme disturbi con caratteristiche e gravità molto differenti, disturbi che devono essere riconosciuti con l’indagine clinica dello specialista per poi essere trattati in modo specifico perché poi, al di là di ogni seppur necessaria diagnosi clinica, prima della malattia, viene  sempre il paziente che ne soffre e che la rende quindi unica nelle sue sfumature soggettive.

Può accadere che ci si senta eccessivamente tristi, inadeguati, che le giornate siano affrontate con preoccupazione, che il mondo ci appaia grigio e non si riescano più a vedere le cose dal loro lato positivo, che ci si senta stanchi e inutili. Può accadere che tali pensieri rimangano sotto la soglia di una vere e propria consapevolezza, e inneschino comunque sintomatologie aspecifiche come disturbi del sonno, problemi alimentari e somatizzazioni a vari organi del corpo.

L’entità del problema è spesso sottovalutata e trattata ancora troppo spesso in modo casereccio, sebbene i portavoce della Società Italiana di Psichiatria abbiano annunciato che secondo le loro stime, nel giro di una quindicina d’anni, il disturbo depressivo sarà, dopo le patologie cardiovascolari, la seconda patologia più comune e più diffusa sul territorio nazionale.
Ciò nonostante le cure sono spesso artigianali e pressappochiste, la maggior parte delle volte limitate all’assunzione di farmaci. E’ comune nella mia esperienza clinica incontrare persone che approdano alla psicoterapia come fosse l’ultima spiaggia, l’ultimo estremo tentativo di cura, quando invece la ricerca e la letteratura scientifica attuale mettono la psicoterapia in una posizione di elezione nella cura di questi disturbi.

Il farmaco, che in alcune situazioni può rivelarsi fondamentale nel controllo dei sintomi, non dovrebbe quasi mai escludere una psicoterapia, la cui particolarità del percorso psicoterapico rispetto al farmaco è la possibilità di comprenderne l’origine e di trattare quindi non solo i sintomi, ma lavorare con il paziente alla sua risoluzione attraverso un percorso che inserisce questo disturbo nella storia di vita del paziente.
Un dato infatti ormai indiscusso dalla comunità scientifica è che l’affiancamento della psicoterapia alla terapia farmacologica porti ai migliori risultati in termini di guarigione nelle forme depressive più gravi mentre una sola psicoterapia talvolta senza l’ausilio dello psicofarmaco sia sufficiente ad affrontare un disturbo depressivo di minore entità. 

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Manrico Caputo – Psicologo Psicoterapeuta a Padova e La Spezia