Viviamo in una società che ha cambiato profondamente la sua composizione.

Anni fa la popolazione era molto più giovane, questo perché, semplificando, si facevano più figli e la speranza di vita media era più bassa.
Spesso viene portata in esempio l’immagine di una piramide, con all’apice pochi anziani che appoggiavano su una base di popolazione più giovane e più numerosa, in grado quindi di condividere piaceri e obblighi di una tale condizione.

Oggi la situazione è ben diversa, per variabili che non staremo qui a discutere il tasso di natalità nel nostro paese è sempre più diminuito e la speranza di vita aumentata.
Ci troviamo così in una situazione ribaltata, ora si parla infatti di piramide rovesciata, dove molti anziani poggiano su pochi giovani. In una tale situazione non sono soltanto le conseguenze psicologiche a farsi sentire, ma anche economiche e sociali. Tutte queste spesso le une legate alle altre.

È ormai normalità che persone, ancora figlie, che sono già padri e anche nonni, curino e sostengano ancora i loro genitori.
Questa è ovviamente una grande conquista che può darci molta gioia, ma che può comportare anche difficoltà e confusione.
Ovviamente le difficoltà aumentano nei casi di malattia e di demenza, che spesso portano i care-givers, coloro che si prendono cura dell’anziano, a sobbarcarsi una notevole fatica fisica e mentale spesso nel momento in cui già loro vorrebbero cominciare a rallentare il ritmo della loro vita o a riconquistare ciò che per molte ragioni in passato avevano dovuto procrastinare.
In queste situazioni entrano in gioco molte variabili emotive, rabbia, tristezza, senso di colpa, paura di perdere la persona cara.

Nel caso delle demenze, ad esempio con l’Alzheimer, la pressione psicologica che la famiglia deve sostenere è altissima.
Non ci si deve più soltanto occupare delle cose pratiche, ma può anche accadere che il malato, la persona cara che amiamo e accudiamo, neppure più ci riconosca e talvolta ci tormenti con le sue continue richieste, un fatto che genera confusione e rabbia, sentimenti che a loro volta possono innescare comportamenti disfunzionali per il benessere del malato e dello stesso famigliare.

Attraverso la diagnosi, che effettuo attraverso il colloquio, la raccolta di informazioni e la somministrazione di test specifici, attraverso l’ascolto dei familiari e delle loro difficoltà, attraverso specifiche indicazioni di comportamento, tratto l’anziano e la famiglia nel suo insieme con il fine di lenire la loro sofferenza e suggerire strategie di comportamento più adeguate.

 

Manrico Caputo – Psicologo Psicoterapeuta Padova